Non leggete un cazzo e commentate lo stesso
Non leggete un cazzo e commentate lo stesso. Lo dico subito, così almeno chi si fermerà al titolo potrà fare esattamente…
E se lo dico io è vero !
Non leggete un cazzo e commentate lo stesso. Lo dico subito, così almeno chi si fermerà al titolo potrà fare esattamente…
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Benvenuti. O, quantomeno, ciao a chi avrà la decenza di sopportarmi per i prossimi cinque minuti.
La mia opinione è già in modalità imperativa: la prendo, la stampo e la butto fuori.
Se pensate di avere qualcosa da obiettare, fate un favore a entrambi: tenetela per voi.
Il dibattito? Scaduto.
Il confronto? Superato.
Non perché io abbia vinto la guerra delle idee (spoiler: non mi interessa vincerla) ma perché confrontarsi con chi si nutre esclusivamente di titoli, sottotitoli e indignazione preconfezionata è tempo perso.
Del resto, perché ragionare con la propria testa quando qualcuno può farlo al posto vostro, magari con una bella grafica, due opinionisti isterici e una musica drammatica sotto?
“L’ha detto la televisione”.
Certo. E la televisione non ha mica opinioni proprie: ha un ufficio stampa che traduce ogni idea in vendite.
“L’ho letto su internet”.
Meraviglioso. Internet è quel posto fantastico dove qualsiasi tizio con una tastiera può diventare editorialista, virologo, economista, geopolitico e restauratore di civiltà occidentale nel giro di una pausa caffè.
E ora abbiamo anche l’Intelligenza Artificiale: più veloce, più ordinata, più lucida e perfetta nel ripetere ciò che conviene a chi la addestra.
Un bel passo avanti, soprattutto per chi già prima faticava a distinguere un pensiero da un comunicato stampa.
Le immagini del blog, giusto per togliere ogni dubbio, sono create con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale.
Perché io posso anche avere opinioni discutibili, ma almeno ho il buon senso di sapere che non sono Picasso.
E francamente, considerando certe copertine che si vedono in giro, non è nemmeno detto che sia uno svantaggio.
Insomma, ci sarò.
E sarò sgarbato quando serve.
Ho voglia di sputare (metaforicamente, tranquilli, potete togliere l’ombrello) su certe palle che girano: sulla disinformazione che profuma di “allarme”, sul conformismo travestito da criterio, sulle certezze vendute in confezione famiglia e su quella fastidiosa abitudine di chiamare “pensiero critico” il semplice ripetere quello che dice il branco giusto.
Perché lo faccio?
Perché mi diverte.
E, bonus non richiesto, non è affare vostro.
Se cercate pacificazione, carezze morali o opinioni politicamente corrette servite tiepide con contorno di buoni sentimenti, siete nel posto sbagliato.
Se invece vi va di leggere qualcuno che va al punto senza troppi inchini, restate pure: questo spazio è fatto apposta per scombinare certezze addormentate, disturbare il sonnellino collettivo e ricordare che ogni tanto si può anche ridere delle liturgie moderne senza chiedere permesso al comitato etico del lunedì mattina.
Se avete letto fin qui senza insultare lo schermo, complimenti: vi meritate un caffè.
Se invece lo avete insultato, va bene lo stesso.
Almeno per cinque minuti avete provato un’emozione vera.
Non leggete un cazzo e commentate lo stesso. Lo dico subito, così almeno chi si fermerà al titolo potrà fare esattamente quello che faccio notare nell’articolo, regalandomi una soddisfazione che nemmeno avevo chiesto. Il punto però va chiarito, perché altrimenti sembra che io sia qui a lamentarmi, a cercare […]
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