Europa vs Caminetti: la guerra alla legna che nessuno aveva chiesto

C’è chi combatte l’inquinamento, chi la burocrazia… e poi c’è l’Unione Europea, che nel tempo libero decide di dichiarare guerra a caminetti, stufe e qualsiasi oggetto che renda l’inverno un po’ meno triste.
Sì, perché tra una direttiva e un regolamento, Bruxelles pare aver scoperto che il vero nemico dell’umanità non sono le emissioni industriali, né i SUV mastodontici che parcheggiano sui marciapiedi, né gli aerei con i quali si muovono i parlamentari europei anche per andare in bagno  ma nonna Maria che accende la stufa a legna per non morire congelata.

Il nuovo mantra europeo: “La fiamma libera è il male”

Il messaggio sembra chiaro: caminetti e stufe tradizionali inquinano. Certo, non quanto la centrale a carbone tedesca da 2 milioni di tonnellate l’anno, ma vuoi mettere la pericolosità di un povero ceppo che brucia in montagna?
A quanto pare, sì.

La narrativa è più o meno questa:
Bruciare legna = catastrofe ambientale.
Che poi, piccola curiosità: la legna è una delle fonti più antiche e rinnovabili al mondo, ma evidentemente rinnovabile solo quando serve per fare i presepi viventi, non per riscaldarsi.

Le restrizioni: tra il realistico e il mistico

Secondo le proposte discusse in vari tavoli europei, l’idea sarebbe quella di:

  • Limitare l’uso dei camini aperti.

  • Ridurre le emissioni delle stufe datate.

  • Introdurre controlli e certificazioni (perché più carte = più felicità burocratica).

Tradotto: se ti scaldi come fanno da secoli, sei un eco-criminale.

Ma il problema è davvero la legna?

E qui arriva la parte interessante: gli studi mostrano che sì, la legna produce particolato. Ma anche:

  • I riscaldamenti a gas inquinano.

  • I condizionatori consumano una quantità di energia indecente.

  • Il trasporto su gomma è un disastro ambientale quotidiano.

Però vuoi mettere la soddisfazione di dire ai cittadini europei che devono buttare la stufa ereditata dal bisnonno perché “non rispetta classe energetica 28.4.bis.”?

Ma tranquilli: alternative “semplici”

L’Europa suggerisce di passare a:

  • Pompe di calore (costo: come un rene sul mercato nero).

  • Impianti fotovoltaici (installati rigorosamente dopo aver compilato 324 moduli e 19 autorizzazioni).

  • Riscaldamenti “a basso impatto” (interpretazione libera).

Insomma, una roba per tutti. O quasi.

L’ironia finale

Che poi, se uno vive in un paesino di montagna dove la temperatura invernale va dai -10 ai “perché vivo ancora qui?”, è chiaro che eliminare la stufa sia un’idea geniale.
Magari la UE sta puntando a un nuovo stile di vita: il nordico estremo, dove il freddo diventa un’esperienza spirituale, un percorso di purificazione… o più semplicemente un modo per non lamentarsi più del riscaldamento globale.

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