Contrordine, compagni! Adesso ci congeliamo: la nuova puntata della serie “Fine del mondo”

La Corrente del Golfo è diventata improvvisamente la nuova star dei giornali.

Per anni ci hanno spiegato che il problema era il caldo.

Non un po’ di caldo. No. Un caldo tale da trasformare Milano in un parcheggio di Dubai e Bolzano in una filiale del Sahara.

Bisognava cambiare auto, cambiare caldaia, cambiare lampadine, cambiare abitudini, cambiare pensieri e possibilmente anche cambiare religione.

Poi, all’improvviso, compare un titolo che suona più o meno così:

“L’Europa rischia un’era glaciale entro il 2040.”

E lì, inevitabilmente, mi sono fermato.

Non per la notizia.

Per la comicità involontaria della situazione.

Ma non dovevamo arrostire?

Lo chiedo senza polemica.

Anzi, con molta serenità.

Perché nel giro di pochi anni siamo passati da:

  • “Le città costiere spariranno.”
  • “Gli inverni non esisteranno più.”
  • “Vedremo palme ovunque.”
  • “La neve diventerà un ricordo.”

A:

  • “La Corrente del Golfo potrebbe fermarsi.”
  • “L’Europa potrebbe raffreddarsi.”
  • “Prepariamoci a temperature molto più rigide.”

A questo punto io non so più se devo comprare un condizionatore o una coperta elettrica.

Magari entrambi.

Così sto tranquillo.

Il problema non è la scienza

La parte divertente è che qualcuno leggerà questo articolo e penserà che io stia prendendo in giro la scienza.

No.

Sto prendendo in giro i professionisti del titolo acchiappaclick.

La scienza, quella vera, parla di probabilità, scenari, modelli, margini di errore, ipotesi e verifiche.

I giornali invece traducono tutto in:

SIAMO TUTTI MORTI.

Possibilmente entro venerdì.

Perché il panico vende meglio della prudenza.

L’industria dell’apocalisse

Ormai l’informazione funziona come Netflix.

Ogni stagione deve avere il suo mostro.

Quando il caldo non tira abbastanza, arriva il freddo.

Quando il freddo annoia, torna la siccità.

Quando la siccità stanca, arrivano le alluvioni.

Quando le alluvioni non fanno più notizia, ecco il nuovo episodio:

“La Corrente del Golfo: il ritorno del gelo assassino.”

Prossimamente nelle migliori redazioni.

Gli esperti del giorno dopo

La parte più spettacolare arriva sempre dopo.

Perché nessuno ricorda mai le previsioni sbagliate.

Mai.

Se nel 2005 qualcuno annunciava una catastrofe entro il 2020 e nel 2020 non succedeva nulla, non veniva intervistato per chiedergli spiegazioni.

No.

Veniva invitato a spiegare la catastrofe successiva.

È un mestiere meraviglioso.

Immaginate un idraulico che sbaglia tutti gli interventi e viene premiato con più clienti.

Nel giornalismo degli allarmi funziona spesso così.

Nel dubbio, spegnete il cervello

La cosa che mi diverte di più è vedere persone che leggono solo il titolo.

Non l’articolo.

Non lo studio.

Non i dati.

Il titolo.

Fine.

È il motivo per cui oggi qualcuno è convinto che tra quindici anni a Roma gireranno gli orsi polari e a Londra si andrà al lavoro con la slitta trainata dai cani.

Eppure basta leggere due righe oltre il titolo per scoprire che gli stessi studi parlano di scenari complessi, pieni di condizioni, variabili e incertezze.

Ma leggere è faticoso.

Indignarsi molto meno.

Contrordine, compagni

La mia parte preferita resta comunque quella politica.

Per anni ci hanno raccontato che ogni SUV acceso era praticamente un attentato climatico.

Adesso qualcuno legge “era glaciale” e sembra quasi pronto a riesumare il V8 da sette litri.

Manca soltanto il comunicato ufficiale:

“Contrordine, compagni. Riaccendete tutto. Bruciate copertoni. Togliete quei pannelli solari dal tetto. Dobbiamo scaldare l’Atlantico.”

Ovviamente è una battuta.

Lo specifico perché viviamo nell’epoca in cui bisogna mettere le istruzioni anche sullo shampoo.

Conclusione

La Corrente del Golfo è una questione seria.

I cambiamenti climatici sono una questione seria.

Gli studi scientifici sono una questione seria.

Quello che ormai fa ridere è il circo mediatico costruito attorno a qualsiasi ricerca.

Un giorno dobbiamo morire di caldo.

Il giorno dopo di freddo.

Quello successivo per la siccità.

Poi per le alluvioni.

Poi per qualcosa che verrà annunciato la settimana prossima.

Io nel frattempo continuo a fare quello che faccio da anni.

Leggere oltre il titolo.

È incredibile quante tragedie spariscano già al secondo paragrafo.

Fonte: Il Messaggero

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