Conte ennesima figura di merda, e stavolta non serve nemmeno mettersi lì con il microscopio, il fact-checker, il luminol e il santino della verità in mano. Basta guardare il video pubblicato sui social del Movimento 5 Stelle e poi leggere la risposta di Giorgia Meloni. Il filmato voleva mostrare Giuseppe Conte che, in Aula, fa il duro contro la premier. Lei dall’altra parte dello schermo sembra ascoltare, reagire, sorridere, scuotere la testa, insomma fare tutta la parte della “messa alle corde”.
Peccato che, secondo Meloni, in quel momento lei non fosse affatto in Parlamento. Era al Quirinale dal Presidente della Repubblica.
E qui casca il teatrino. Non lentamente, non con eleganza. Casca proprio di muso.
Il capolavoro: Conte parla, Meloni reagisce… ma forse era altrove
La clip era costruita bene, almeno nelle intenzioni. Schermo diviso in due: da una parte Conte che arringa l’Aula con la solita aria da professore che ha appena scoperto l’acqua calda e pretende pure l’applauso; dall’altra Meloni seduta ai banchi del governo, con facce, sorrisi, sguardi di sfida e scrollate di testa.
Una scena perfetta per i social. Troppo perfetta, infatti.
Perché se una persona non è lì mentre tu parli, ma nel tuo video sembra reagire in diretta, il problema non è “la comunicazione politica moderna”. Il problema è che hai montato una scena che puzza di furbata lontano un chilometro.
Poi possiamo chiamarla come vogliamo: collage, sintesi, narrazione, contenuto social, prodotto multimediale, supercazzola audiovisiva con scappellamento a sinistra. Sempre quello resta: una ricostruzione comoda, fatta per dare allo spettatore una sensazione precisa.
E la sensazione era: “Guardate Conte che mette Meloni in difficoltà”.
Il risultato, invece, è stato: “Guardate Conte che si fa beccare con le mani nel barattolo della marmellata”.
“Fatevi sotto, non temiamo nulla”: infatti avete temuto la realtà
La frase scelta era da grande battaglia: “Fatevi sotto, non temiamo nulla”. Bella, aggressiva, da leader che si sente in missione per conto del popolo. Solo che poi, se per rendere più potente il video devi incollare reazioni che non appartengono a quel momento, viene da pensare che qualcosa, in realtà, la temi eccome.
Forse temi che il discorso da solo non basti.
Forse temi che senza la faccia di Meloni montata lì accanto il video sembri meno epico.
Forse temi che la realtà, lasciata così com’è, sia meno utile alla propaganda.
Ed è sempre lì che la politica diventa ridicola: quando invece di raccontare quello che è successo, prova a fabbricare quello che sarebbe stato comodo far vedere.
Meloni non ha il dono dell’ubiquità, spiace per la regia
Meloni ha risposto direttamente sotto il post, chiedendo come fosse possibile montare sue espressioni sul video dell’intervento di Conte, visto che in quel momento lei era al Quirinale e non in Parlamento.

Ora, si può criticare Meloni su tutto. Si può contestare il governo, le scelte, i toni, le politiche, quello che si vuole. Non siamo al catechismo e non serve il permesso scritto del parroco. Però una cosa è attaccare politicamente, un’altra è confezionare un video dove la premier sembra presente mentre, secondo lei, era da tutt’altra parte.
E no, non vale dire “ma era solo un montaggio”.
Grazie al cavolo che era un montaggio. Il punto è cosa fai credere con quel montaggio.
Perché se prendi immagini di una persona e le piazzi accanto a un intervento per far sembrare che stia reagendo in quel preciso momento, stai giocando sporco. Magari non sporco da galera, tranquilli, nessuno chiami l’ONU. Ma sporco da comunicazione furbetta sì.
E soprattutto ridicolo, perché poi basta una risposta pubblica per smontare tutto il teatrino.
Il Movimento 5 Stelle, quelli delle fake news degli altri
La cosa più comica è che parliamo del Movimento 5 Stelle. Quelli che hanno passato anni a spiegare agli altri la morale pubblica, la trasparenza, la democrazia, la verità, la rete, i cittadini, l’onestà, la luce divina che scendeva sui meetup e purificava la politica cattiva.
Poi li ritrovi a pubblicare un video-collage dove Meloni sembra reagire a Conte mentre, a quanto pare, era al Quirinale.
Una roba che se l’avesse fatta un avversario politico, oggi avremmo già i titoloni sull’emergenza democratica, gli editoriali indignati, i talk show con la faccia seria e il solito esperto che spiega al popolo quanto sia pericolosa la manipolazione audiovisiva.
Invece, quando lo fanno loro, diventa comunicazione.
Certo. Come no.
È sempre la vecchia regola: se lo fanno gli altri è fake news, se lo faccio io è “contesto narrativo”. Se lo fanno gli altri è propaganda, se lo faccio io è “messaggio politico”. Se lo fanno gli altri è manipolazione, se lo faccio io è “montaggio social”.
Insomma, la solita minestra riscaldata con sopra una spruzzata di ipocrisia.
Conte, il duro da aula e il boomerang in faccia
Conte nel video vuole apparire solido, combattivo, inattaccabile. L’uomo che sfida il governo. L’avvocato che arringa. Il leader che non teme nulla. Il problema è che se attorno al tuo momento epico costruisci un montaggio che poi ti esplode in mano, il risultato non è più “Conte sfida Meloni”.
Il risultato diventa: Conte, ennesima figura di merda.
E spiace, ma è così.
Perché ormai la parabola è quasi artistica. Prima il Movimento 5 Stelle doveva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Poi ci è entrato, ci si è accomodato, ci ha fatto governi con mezzo arco costituzionale e adesso fa pure i video montati male per sembrare ancora quello che mena fendenti contro il potere.
Solo che il potere, caro Giuseppe, lo hai frequentato parecchio. E non da turista con il cappellino.
Hai governato con la Lega. Hai governato con il PD. Sei stato presidente del Consiglio con Di Maio, Speranza e compagnia cantante. Hai benedetto stagioni politiche che oggi vengono raccontate come se fossero successe a un cugino lontano di cui non si parla più a Natale.
E ora fai il tribuno del popolo contro tutti.
Va bene, la politica è anche teatro. Però almeno non far cadere la scenografia addosso agli spettatori.
Il problema non è il video: è la predica
Ripeto, perché qualcuno farà finta di non capire: il problema non è montare un video. Tutti montano i video. Tutti tagliano, selezionano, scelgono le immagini migliori e buttano nel cestino quelle che non servono. La politica vive anche di comunicazione, e nessuno pretende riprese integrali di tre ore con inquadratura fissa e audio da assemblea condominiale.
Il problema è un altro: quando fai la predica agli altri sulle fake news, poi non puoi farti beccare con una scena costruita in modo discutibile.
Perché lì non sei più il paladino della verità. Sei uno che vende la sua versione della realtà con il fiocco sopra.
E quando il fiocco si scioglie, sotto non c’è il regalo. C’è la figuraccia.
Conclusione: meno “fatevi sotto”, più “controllate il montaggio”
Alla fine questa storia è perfetta perché racconta molto della politica di oggi. Non conta cosa è successo, conta come lo impacchetti. Non conta il discorso, conta il video. Non conta la realtà, conta l’effetto che riesci a ottenere in trenta secondi sui social.
Solo che ogni tanto la realtà, questa maleducata, si presenta senza invito e rovina la festa.
Conte voleva il video da combattente. Ha ottenuto il video da boomerang.
Il Movimento 5 Stelle voleva mostrare Meloni in difficoltà. Ha finito per mostrare l’ennesima prova che la loro superiorità morale, quando la gratti un po’, spesso fa lo stesso rumore delle unghie sulla lavagna.
E quindi sì: Conte, ennesima figura di merda.
Non sarà elegante, ma almeno è chiaro.
Il video:
https://x.com/GiuseppeConteIT/status/2065341557343989771/video/1