Sette giorni su Threads: analisi del disagio social tra Natale, Capodanno e indignazione seriale

Questo non è un post contro qualcuno in particolare.
È un’analisi degli ultimi sette giorni “natalizi” su Threads. Sette giorni osservati con pazienza, spirito di sacrificio e una buona dose di autocontrollo.

Il risultato è abbastanza chiaro: su Threads, in questo periodo, chi posta o è incazzato o è depresso. Spesso entrambe le cose. Il Natale non c’entra quasi nulla: è solo il catalizzatore perfetto.

Rabbia automatica, Governo incluso

In questi sette giorni la rabbia ha seguito uno schema prevedibile.
Qualunque argomento, qualunque post, qualunque giornata: è sempre colpa del governo.

Natale commerciale? Governo.
Clima sbagliato? Governo.
Umore sotto zero? Governo.

Se in questi sette giorni fossero piovute cavallette dal cielo, ci sarebbe stato almeno un thread che parlava di “deriva istituzionale”.

Del resto è una costante, a prescindere da chi ci sia al Governo.

Riforme commentate senza essere lette

La riforma della Corte dei Conti è stata il picco.
Un’esplosione di post praticamente identici, come se fossero usciti da un’unica stampante.

In sette giorni è emersa una certezza: la riforma non l’ha letta nessuno.
Si è letto il titolo. Forse la notizia. Sicuramente il post di qualcun altro.
Poi via, tutti a copiare, incollare e indignarsi con la serenità di chi non rischia di sbagliare, perché sta ripetendo frasi già approvate dal gruppo.

Il complotto pronto all’uso

Nello stesso periodo è comparsa anche la spiegazione universale:
lo sgombero di Askatasuna sarebbe servito a coprire la notizia della riforma.

È una teoria perfetta perché funziona sempre. Non ha bisogno di prove, solo di convinzione. In questi sette giorni natalizi, ogni fatto è stato interpretato come la copertura di qualcos’altro. Se non lo vedi, è perché “non stai capendo”.

Fascismo come intercalare quotidiano

In sette giorni il fascismo è stato dato a chiunque.
Non come categoria storica, ma come intercalare emotivo.

Se non sei d’accordo: fascista.
Se fai una domanda: fascista.
Se la signora alla cassa dell’Esselunga ti guarda male: probabilmente fascista anche lei.

È stato usato più come punteggiatura che come concetto.

Moralismo stagionale

In questi sette giorni non potevano mancare i post di chi non capisce come si possa festeggiare il Natale mentre sono morti dei migranti al largo delle coste della Libia.

Non è una riflessione complessa, è una colpevolizzazione rapida.
Se festeggi, sei insensibile.
Se sorridi, sei complice.
Se fai l’albero, sei sospetto.

Curiosamente, questo dolore emerge solo a Natale, poi si dissolve a gennaio, senza continuità e senza conseguenze pratiche. Ma nei sette giorni osservati è stato onnipresente.

Capodanno: soli, ma dichiarati

Avvicinandosi al 31 dicembre, la timeline ha cambiato tono ma non sostanza.
Sono comparsi i post di chi annuncia che passerà Capodanno da solo.

Non per cercare compagnia.
Non per raccontare qualcosa di vero.
Ma per ufficializzare il disagio.

In questi sette giorni è stato chiaro: se sei solo e non lo scrivi, è come se non fossi stato solo davvero.

Cinema e superiorità morale

Nel mezzo di tutto questo, la guerra culturale sul nuovo film di Checco Zalone.

Più persone andavano a vederlo, più aumentavano i post di chi precisava con orgoglio che non lo avrebbe visto.
Il film diventava irrilevante. Contava solo la distanza morale dal pubblico pagante.

In sette giorni, ogni biglietto venduto ha generato almeno un post di dissenso.

Il capitolo botti (e sì, li odio anch’io)

E poi, immancabili, i botti.
In questi sette giorni i post contro i fuochi d’artificio sono stati una marea. Tutti uguali, tutti indignati, tutti drammatici.

Infarti agli animali.
Traumi irreversibili.
Apocalisse sonora.

Qui va detto chiaramente: odio i botti a prescindere. Sempre. Non solo a Capodanno.
Ma anche questo tema, su Threads, è diventato l’ennesimo rituale copia-incolla.
Stesse frasi, stesse immagini, stesso tono. Più che sensibilizzazione, una gara a chi la scrive più indignato.

Silenzi improvvisi e giustificazioni eterne

Infine, in questi sette giorni, la scoperta dei finanziamenti a Hamas.

Qui è successo qualcosa di interessante:
chi ha capito davvero cosa significa, ha smesso di parlare. Silenzio totale.

Sono rimasti gli irriducibili.
Quelli che giustificano sempre. Comunque. A prescindere.
C’è sempre un “sì, ma”. Quando i fatti disturbano, si correggono i fatti.

Conclusione

Questa non è una sentenza. È un’analisi di sette giorni natalizi su Threads.

Sette giorni di:

  • rabbia automatica

  • depressione esibita

  • moralismo a scadenza

  • superiorità morale preconfezionata

  • e soprattutto copia-incolla continuo

Il Natale passerà.
Capodanno anche.
I botti (purtroppo) torneranno.
I film faranno incassi.
I post indignati continueranno.

Il disagio social, invece, non ha calendario.

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